La pratica del digiuno, sia come strumento di riequilibrio fisico e mentale che come mezzo di purificazione e penitenza in ambito mistico-religioso, desta ancora oggi una certa diffidenza, rimanendo un argomento discusso e poco conosciuto.

Nel Tao viene considerato una pratica di salute e spiritualità finalizzata, appunto, alla depurazione del corpo e al raggiungimento di un equilibrio mentale ed emozionale che permette di connettersi con lo spirito. Unito alle pratiche meditative, veniva praticato fin dall’antichità per velocizzare e approfondire il processo di crescita personale dell’individuo.

Si tratta di una pratica che accomuna diverse religioni e culture, alla quale vengono associati diversi benefici e alcune controindicazioni. Quale modo migliore per constatarli se non sperimentarlo di persona?

Ecco, di seguito, la mia esperienza documentata giorno per giorno.

 

21/06/2018

Mancano poche ore per iniziare la mia sperimentazione e, tra le varie tipologie esistenti, ho deciso di tentare il digiuno assoluto: 3 giorni a sola acqua.

Come ultimo pasto ho scelto un gelato con panna; mi pare già di gustarlo. Chissà perché tutto sembra ancora più desiderabile quando stai per rinunciarvi.

Il feedback di mia sorella, appena le ho comunicato l’oggetto del reportage, è stato un non molto incoraggiante: “Ma che è ‘sta stupidaggine?!”. Non oso immaginare quale sarà la reazione di mia nonna quando lo scoprirà. (Temo un infarto fulminante o un malore istantaneo.)

Piccola precisazione: il digiuno assoluto prevede l’astensione da qualunque cibo, solido o liquido, per un periodo di tempo che va dalle 24 ore ad alcuni giorni (ideale sarebbe 1 o 3 giorni al mese a seconda della corporatura); mentre con il digiuno intermittente si alternano pasti regolari e momenti di digiuno. Ciò rientra nella naturale routine di sopravvivenza dell’uomo, poiché il cibo non è sempre reperibile in natura. Ovviamente, anche alcool e fumo sono banditi durante l’intero processo.

 

22/06/2018

Inizio la telecronaca del primo giorno sottolineando che se si volesse tentare un’esperienza simile, sarebbe bene consultare prima un medico o qualcuno con esperienza in materia, in modo da “affamarsi consapevolmente” (sto facendo ironia) e non correre rischi inutili. Infatti, nonostante questa pratica possa giovare per prevenire malattie cardiache, combattere allergie, malattie infiammatorie e artrite reumatoide, risulta assolutamente da evitare in concomitanza con l’assunzione di farmaci, la copresenza di problemi epatici o di uno stato di salute non ottimale (non sto facendo ironia).

Tornando a noi…

Mi sveglio affamata come non succede da tempo, per qualche subdolo meccanismo psicologico o forse perché ieri ho camminato tutta la sera, ed è solo il principio.

Apro la porta della mia camera e vengo inondata dal profumo dei muffins appena sfornati. Seguo il profumo fino alla cucina e ne trovo una teglia con gocce di cioccolata, appena fatti, accanto la mia tazza e la mia tovaglietta. Tutto apparecchiato.

Naturalmente sono ANNI che mia madre non mi prepara la colazione…

Resisto al primo tentativo di sabotaggio. Mia nonna tenta di corrompermi con un po’ di frutta -secondo tentativo- ma riesco a svignarmela e a raggiungere il mare, dove mi aspettano.

Bevo acqua in continuazione per mantenermi idratata, il che vuol dire che devo continuamente andare a “incipriarmi il naso”.

Mi rendo conto, per la prima volta, di quanto le nostre vite ruotino attorno al cibo. Non so quasi più come occupare il tempo e ovunque mi giri vedo insegne pubblicitarie di prodotti alimentari e ristoranti.

Il terzo e più infido tentativo di sabotaggio mi accoglie al ritorno dal mare, quando mia madre prova a buttarla lì con un indifferente “Stasera faccio i panzerotti fritti”.

Non riesco a mantenere l’atteggiamento zen che mi ero imposta e digrigno i denti brontolando, pur rimanendo impassibile nel mio ascetismo.

Inizio a trovare irresistibile perfino il profumo del sapone al cocco.

Mi chiudo in camera preferendo ignorare quali prelibatezze assaporeranno a cena senza di me. Credo mi farò legare ad una sedia come Ulisse tentato dal profu…dal canto delle sirene.

 

23/06/2018

Paradossalmente il secondo giorno sembra più facile da affrontare rispetto al primo.

Un pensiero al cibo scappa ancora, ma più distaccato.

Mi sento carica di energia; nei primi giorni non è insolito sentirsi così: accade infatti che le energie impiegate di solito dal nostro organismo per la digestione vengano utilizzate per lo smaltimento delle tossine e per riparare tessuti e cellule danneggiate.

Si attua un processo di “autofagia” attraverso cui l’organismo si nutre dei propri tessuti danneggiati, rigenerando le cellule invecchiate o poco vitali.

Ammetto che per qualche istante mi è sembrato che le lettere del libro che sto leggendo scorressero orizzontalmente sul foglio, ma è stato solo un attimo, giuro!

La mia famiglia pare abbia desistito dall’intento di sabotarmi, sembra essersi tranquillizzata trovandomi ancora viva stamani.

La seconda sera va di lusso, anche se mi sorprendo ad assaporare il collutorio all’arancia.

Dopo una sessione di yoga e meditazione, che sto praticando ogni giorno per affrontare al meglio questa “prova”, mi preparo per uscire.

 

24/06/2018

Mi sveglio per ora di pranzo, in cucina mi accoglie il calzone con prosciutto e mozzarella filante di mamma, che non posso mangiare, ovviamente.

Contrariamente alla prima giornata rimango calma e serena, sarà che non ho più energie per arrabbiarmi? Forse, ma bisogna anche dire che l’alimentazione veicola stimoli e sensazioni di vario tipo, risvegliando ricordi ed emozioni; il digiuno permette di raggiungere uno stato di rilassamento e disintossicazione a livello emozionale, e di liberare cariche emotive bloccate che ci condizionano. Ciò rende il digiuno un potente strumento di catarsi emotiva e un mezzo per una maggiore consapevolezza di sé, portando ad una sensazione di calma interiore e tranquillità.

Dopo questa accoglienza di pessimo gusto la giornata scorre liscia tra meditazione, yoga e mare. Non ho mai avuto la pancia così piatta e probabilmente non l’avrò più.

Non me ne preoccupo troppo dal momento che il mio corpo sta vivendo questi giorni di “ascetismo” come un periodo di siccità, e che nel momento in cui reintrodurrò carburante, cercherà di fare provvista e tutto il suddetto carburante finirà a rimpolpare i fianchi.

C’è da dire che nonostante le mie energie sussistano e mi senta di ottimo umore, mi trovo leggermente sciupata e anche l’aspetto della mia pelle, contrariamente a quanto si dice accada, non è dei migliori.

Il lato positivo, invece, è lo stato di benessere assoluto sperimentato, non ricordo di essermi mai sentita così.

Inoltre, la soddisfazione di vedere scoccare la mezzanotte, sapendo di aver superato i propri limiti, è davvero tanta.

Dopo un digiuno -così come prima di iniziarlo- è consigliabile assumere cibi liquidi per riabituare l’organismo.

Ecco, dopo la mezzanotte svuoto il frigo di tutti gli avanzi che trovo: quattro nigiri di sushi e due fette di pane e pomodoro. E se dicessi di non averli apprezzati immensamente…mentirei.

 

Documentandomi a riguardo, ho scoperto che anche nel Buddhismo si ricorre al digiuno per liberare la mente ed elevare la propria spiritualità tramite la disciplina interiore; per l’Induismo è una sorta di rito di purificazione; nel Cristianesimo e nell’Islam, così come nella religione ebraica, diviene un atto di penitenza ed espiazione da eseguire in giorni prefissati (nel periodo di Quaresima e di Ramadan); ma si tratta solo di alcune delle numerose religioni e correnti spirituali che ne fanno uso.

Il digiuno può, dunque, essere inteso come un mezzo di purificazione per avvicinarsi al divino o come uno strumento per depurare il corpo dallo stato di tossiemia causato dalla sovralimentazione. Insomma, ci sono numerose sfaccettature legate a questa pratica.

Nel mio piccolo, dopo averlo provato in prima persona, posso dire che è un’esperienza che ripeterei, sia perché comporta dei benefici fisici, uno stato di benessere diffuso e chiarezza mentale, sia perché si può imparare molto: è una finestra su noi stessi, uno spazio silenzioso in cui è possibile interrogarsi su domande fondamentali e dialogare con diversi aspetti di sé,  uno specchio da attraversare per conoscerci meglio, aprire la mente e confrontarci con i nostri limiti, aiutandoci a spostarli un po’ più in là.

 

Valeria De Lauretis